Written by INBAR  /  On Mag 21, 2015

Lettera ad un amico sulla Bioarchitettura | inizio

bioarchitettura

a cura di Giovanni Sasso – Pres. Naz. INBAR

Un amico oggi mi ha chiesto se scrivevo, e alla risposta affermativa mi ha detto “mandami qualcosa, che sono curioso, di leggere di sapere”. E’ per me un bello stimolo a ricominciare a parlare, sapere che qualcuno è interessato alle mie idee sulla bioarchitettura. Ma, senza tecnicismi e giri di parole, cos’è PER ME questa famosa traviata, tradita e bisfrattata bioarchitettura? Per chè è necessario chiederselo e perchè ancora tanti lo chiedono? Vuole dire qualcosa che qualcuno ancora per fortuna abbia l’impressione che in molti con questa parola ci si sciacquino solo la bocca? La bioarchitettura per me è qualcosa di sacro. E’ come una fiamma dentro di me che mi apre gli occhi su ciò che è giusto (=ecologico) e ciò che è solo una transitoria presa in giro. E’ quindi un riferimento, un insegnamento che ho imparato non solo con la testa, ma anche e tanto con il cuore. Un riferimento che costa, ma mi da certezza che ciò che faccio è giusto e quindi -costi quello che costi- solo cos’ posso e devo farlo. Costa dicevo. Tante volte ho pensato che converrebbe anche a me urlare come tanta architettura contemporanea, che cerca unicamente nella propria intrinseca bellezza la prorpia qualità. Ma se il dente d’oro di per sè può essere riconosciuto come più bello e pregiato di uno di osso bianco, chi riesce a “vedere” l’intera dentatura, non può che rimanere sconcertato dalla dissonanza provocata da elementi estranei, per quanto di per sè belli e pregiati fossero. Un assolo all’interno di un concerto è senz’altro un elemento virtuoso e di pregio, ma solo se coordinato da un grande maestro. Cosa diverrebbe della musica se tutti i concertisti improvvisassero propri assoli? Sarebbe musica o gratuita cacofonìa? Alla stessa maniera se ci muoviamo per le strade vediamo che di mano in mano che l’uomo contemporaneo interviene sul costruito, il risultato è peggiore di prima. Ma come mai i nostri nonni costruivano con 4-5 materiali presenti e disponibili localmente, e noi che abbiamo migliaia di nuovi prodotti per costruire immessi sul mercato ogni anno, non riusciamo a fare una buona composizione? La grande verità che tanti corsi Inbar, viaggi e confronti mi hanno insegnato, è che la qualità -quella che oggi abbiamo per lo più perso- sta nei rapporti. E’ inutile fare un bel condominio se chi verrà al mio fianco ne farà un’altro altrettanto bello, ma completamente diverso. La strada -e l’immagine complessiva per l’uomo- sarà stridente e degradata. Il mio amico mi ha detto che l’Italia è brutta forte per colpa dei miei colleghi: gli architetti. E gli do ragione. Ma come do ragione a chi dice che l’Italia va in malora per colpa dei politici. Aggiungendo che i politici sono noi stessi, siamo noi. Gli architetti sono noi e fanno quello che noi vogliamo che facciano. Non sono diversi dalla società che li circonda, non peggio, non meglio.

di Giovanni Sasso
continua [–>]

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