Written by INBAR  /  On Apr 11, 2016

Saluti al Workshop Reset 2016 – Presidente Sasso

Un gruppo di professionisti e studenti dalle formazioni, provenienze ed esperienze più disparate, che si trova ed investe tempo e risorse per affrontare un percorso di formazione e ricerca, genera sempre qualcosa di appassionante.
Siamo alla terza edizione e la formula è ormai consolidata e applicata con sapienza ad un nuovo tra i luoghi più emblematici di Urbino: la DATA, le ex scuderie Ducali.
Il luogo è emblematico delle complessità di intervenire nel tessuto della città contemporanea italiana. Da una parte il paesaggio naturale con le colline, la vegetazione, i paesaggi, le prospettive; dall’altro canto il paesaggio antropico, con le sue stratificazioni secolari, i segni, quelli nobili e quelli più ordinari, quelli antichi e quelli più recenti, quelli fatti di materia e volumi e quelli che nascono dalle altrettanto importanti assenze, dai vuoti, dai rapporti tra le parti.
Esemplare il valore che l’intervento ha, per la sua essenza storica e per la mano sapiente del maestro architetto che è intervenuto apportando innovazione nel restauro. Tipico il tema delle nuove esigenze di comfort climatico ed energetiche, che ci richiedono oggi di coniugare nuove istanze su edifici per queste non pensati.
Il fatto che nella storia dell’uomo fino a cinquant’anni fa da riscaldare erano le persone e non gli edifici, è un esempio delle sfide di oggi, che ad alcuni appariranno un limite, ma sono una risorsa se sappiamo affrontarle correttamente, continuando a dare valore ad un patrimonio unico al mondo e rappresentando LA risposta italiana alla sostenibilità.
Le difficoltà che si pongono sono numerose, come sempre innumerevoli e parziali sono le risposte che possiamo fornire. E’ l’esperienza progettuale ad insegnarci che nel mondo reale non esistono risposte o bianche o nere, ma sempre soluzioni contestualmente migliori.
Proprio così è la bioarchitettura: l’intento di coniugare aspetti tra loro diversi ed ottenerne il risultato specificatamente migliore. Da un lato abbiamo il problema dell’ambiente, con i materiali, le risorse, gli inquinamenti, gli impatti e i rischi ambientali, le energie, la durata; dall’altro l’uomo, la salute e la qualità fisica. Un’istanza ci spinge ad isolare e chiudere tutto a usare materiali locali e sostenibili, l’altra ci obbliga ad aprire alla luce, a disperdere e riscaldare.
Nel mezzo tra i due, è proprio l’importanza di questo luogo ad impedirci di non ricordare che a queste considerazioni manca ancora qualcosa; che il progetto è sempre fatto anche di altro, che limitarsi ai dati quantificabili a volte conduce a pessimi risultati e che il progettare viaggia su due binari, quello delle quantità (strutturali, energetiche, climatiche, fisiche) misurabili e quello della qualità, non misurabile ma percepibile e di cui facciamo tutti i giorni esperienza. La qualità è l’espressione formale di ciò che una cosa è nella sua essenza.
La qualità di un luogo, in cui l’artificio umano si è sovrapposto alla natura e in base alle possibilità originarie d’essa ha dato vita e ha sviluppato una forma peculiare, quindi unica, è il genius loci.
Ciò che unico permette di distinguere inconfondibilmente una città da un’altra.

Imparare a ri-conoscere la qualità anche quando siamo progettisti è il compito arduo che la bioarchitettura affronta. Tanto più difficile in quanto la qualità è dappertutto ed in nessun oggetto. L’albero, la collina, il palazzo non posseggono qualità in sé ed astraibili dal contesto. Se così fosse, la valorizzazione del singolo oggetto passerebbe razionalmente per il tradurlo in un posto più visibile e protetto. La rocca rinascimentale riprodotta fedelmente in più parti del mondo risulta ridicola se al di fuori del suo contesto, perché bellezza -quando si parla di luoghi- sta nelle relazioni che gli elementi intessono tra loro.
Imparare che ogni manufatto è unico solo grazie alle relazioni con lo specifico luogo e che il lavoro è coniugare su queste le istanze di uomo e ambiente, significa evolvere verso una progettazione più virtuosa e quindi sostenibile, signifca fare bioarchitettura.

Giovanni Sasso

Presidente – Istituto Nazionale di Bioarchitettura

Categories Blog Pubblicazioni Varie
Share This Post
  • 599
CONVEGNO “ LO SVILUPPO DELLE CITTA’ E RIGENERAZIONE URBANA” SOSTENIBILITA’ E’ UTILITA’ SOCIALE – MESSINA
COMUNICATO STAMPA – AIRPACK ALLA GREEN ECONOMY

No Comments