Written by Pina  /  On Gen 09, 2019

BIOARCHITETTURA IN UN MONDO CHE CAMBIA

#Puntodivista – #MottaVisconti > Gennaio 2019
La bioarchitettura in un mondo che cambia rapidamente: due o tre cose sul presente (e sul futuro) che vi conviene sapere, soprattutto perché vi riguarderanno da vicino. Marco Caserio (docente di bioarchitettura) spiega: «Stiamo vivendo la fine di un ciclo economico che non regge più e dobbiamo tornare saggiamente al passato»

Da “Punto di Vista” di dicembre 2016 www.pudivi.it/2016.12.pdf

La bioarchitettura è una filosofia che va molto al di là della semplice costruzione: occorre avere una mente aperta per accettare le sfide volte a superare abitudini e stili di vita obsoleti. L’Istituto Nazionale di Bioarchitettura Sezione di Milano, interviene a partire dalle scuole con corsi destinati sia ai bambini e ai loro genitori ed anche agli insegnanti.

Uno dei temi affrontati riguarda, ad esempio, anche l’alimentazione: «La piramide alimentare è un argomento importante e l’obesità è una problematica derivante dallo stile di vita. Negli Stati Uniti il cibarsi è diventato purtroppo identificativo di una classe sociale», afferma Marco Caserio, docente e responsabile della formazione dell’Istituto di Bioarchitettura della Sezione di Milano. «Nella società attuale l’economia la fa da padrona e la pubblicità invasiva e subliminale crea dei bisogni, si è succubi di un bombardamento continuo di messaggi e abbiamo sempre meno tempo per fermarci a pensare. La risposta a questa deriva deve venire dai paesi e dalle località piccole come le nostre, con una sorta di ritorno alla civiltà rurale seppur in “chiave moderna”: dal punto di vista delle costruzioni, ricordo inoltre che l’Unione Europea ha fissato all’anno 2050 l’obiettivo di edificazione zero, ovvero che entro quella data si dovrà solo ed esclusivamente recuperare e ristrutturare l’esistente».

In un Vecchio Continente che presenta già il 17% di case disabitate, quindi sfitte oppure semplicemente vuote, praticamente costruite per niente (vedi “La fotografia di Eurostat nei 28 Paesi dell’Unione”, come riportato da “La Repubblica” del 13 dicembre 2015, n.d.r.) non solo sembra paradossale mettersi a consumare nuovo suolo ma ci si è accorti che «un’espansione edilizia sovradimensionata ha fatto perdere all’Europa la capacità di produzione di derrate alimentari primarie (riso, frumento ecc.) che siamo costretti ad importare, come è stato denunciato di recente ad una conferenza dell’ISPRA alla quale ho partecipato», prosegue Caserio (Giornata mondiale del suolo, Coldiretti: “In Italia meno 28% di terre coltivate in 25 anni”, da “La Repubblica” del 5 dicembre 2016, n.d.r.). «Uno dei documenti di piano da integrare nei PGT del futuro riguarderà appunto la dimostrazione, da parte della municipalità, del pieno utilizzo dei volumi esistenti: in pratica, per rilasciare nuove concessioni edilizie il Comune dovrà dimostrare che la maggior parte dell’edificato esistente sia già utilizzato e abitato».

«Dobbiamo renderci conto che noi stiamo vivendo la fine di un ciclo economico che non regge più e dobbiamo tornare saggiamente al passato percependo il futuro con maggiore buon senso. Le crisi servono per cambiare rotta», è l’opinione del professionista mottese.

«La maggior parte degli interventi edilizi del passato è stato privo di una veduta d’insieme: ciascuno ha guardato la propria casa senza badare a quello che gli stava intorno. Così abbiamo “mortificato” il territorio e ognuno ha potuto realizzare “l’orrido architettonico” che voleva: certo, c’è stato anche un problema di progettisti mediocri, di docenti che non hanno saputo trasferire competenze, di normative viste come prescrizioni per “starci dentro” da monetizzare il più possibile. Non può andare avanti così».

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