Written by INBAR  /  On Ott 15, 2014

Inbar: immaginare un nuovo impianto giuridico con valenza interdisciplinare

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L’Istituto nazionale di bioarchitettura, presieduto dall’arch. Giovanni Sasso, ha inviato il proprio contributo al disegno di legge «Principi in materia di politiche pubbliche territoriali e trasformazione urbana» del Ministero delle Infrastrutture. La tutela dell’ecosistema ambientale è la direttrice proposta nel rivisitare la legge urbanistica, risalente al ben lontano 1942, al fine di innovare e incrementare la qualità del territorio, integrando le diverse politiche pubbliche di settore. Quello che conta è infatti la qualità della vita degli abitanti nel quadro di un nuovo assetto socio-territoriale.

Leggi l’articolo originale su: http://www.impresedilinews.it

L’Inbar ha inteso evidenziare come il testo si limiti troppo a disciplinare aspetti particolari e normativi attinenti ad esempio ai diritti, specie di proprietà, o alla fiscalità, mentre è necessaria una visione organica sugli usi e la gestione del territorio modernamente interpretato.
Essere vivente originale, frutto dell’incontro tra natura e cultura nel tempo lungo della storia, il territorio non è solo il semplice suolo edificabile e urbanizzato; il paesaggio, sia naturale che costruito, ne è il segno sensibile. L’ambiente è lo scenario entro cui i diversi cicli di civilizzazione lo trasformano.
Da qui bisogna partire per immaginare un nuovo impianto giuridico con la valenza di una visione articolata e interdisciplinare. Una compiuta visione olistica in cui paesaggio, ambiente e territorio sono tre elementi visti nelle loro dimensioni sia materiali che immateriali, ai quali l’Inbar ritiene che non si possa attribuire un significato solo spaziale.

I processi di governo del territorio devono perseguire esplicitamente la finalità di contenere il consumo di suolo e di salvaguardare la destinazione agricola, favorendo un nuovo fecondo rapporto tra città e campagna. Tutto ciò non solo ai fini del pur importante fabbisogno alimentare, ma anche per soddisfare il bisogno di qualità paesaggistica e ambientale e per la strategica tutela idrogeologica e perché il nostro Paese, sebbene tra i più sviluppati, non drena più l’acqua meteorica, non genera più fotosintesi e per assurdo non produce cibo sufficiente.
Le funzioni del territorio sono infatti varie ed estese, anche a dispetto delle opinioni comuni, ad esempio contribuisce alla regimazione delle acque, controbilancia la produzione di anidride carbonica, difende il suolo dalle erosioni e ancora sostiene la biodiversità e soprattutto produce paesaggi.
Il governo del territorio quindi non può avere come oggetto solo la disciplina delle trasformazioni fisiche dell’ambiente urbano, ma deve promuovere ed incentivare processi di partecipazione e condivisione soprattutto partendo dal basso, in un disegno sistematico ed organico che veda partecipe coralmente una pluralità di soggetti, a cominciare naturalmente dall’ente locale, l’istituzione pubblica più espressiva e immediata del territorio stesso.
Solo cosi si può garantire un armonico equilibrio tra gli aspetti fisici, la realtà socio-economica con le sue diverse componenti e le istanze culturali delle modificazioni territoriali.

La direttrice, ad avviso dell’Inbar, dev’essere quella della pianificazione ambientale integrata, attraverso un’innovazione degli strumenti che generi una vera produzione sociale del territorio.

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