Written by Pina  /  On Mar 22, 2019

INCONTRO SUL “MANIFESTO PER LA PIANIFICAZIONE TERRITORIALE INTEGRATA”

Istituto nazionale bioarchitettura presso il CNAPPC consiglio nazionale architetti pianificatori paesaggistici e conservatori.
Apertura dei lavori con Diego Zoppi per il CNAPPC, Marco Bussone presidente di UNCEM. Presentazione magistrale del manifesto con Nando Bertolini Consigliere delegato di INBAR nazionale e Giorgio Origlia presidente della Commissione “Pianificazione territoriale integrata” ed il sociologo Stefano Serafini.
Il dibattito e confronto si è svolto tra i presidenti delle sezioni provinciali dell’Istituto e i componenti del nostro Comitato Scientifico nazionale : Gio’ Dardano, Giuseppe Scannella, Stefano Serafini e i Soci Honoris Causa : Serena Pellegrino, Raffaella Lione. Per l’ufficio Studi nazionale Francesco Parisi. Per il Direttivo Nazionale un particolare ringraziamento a Nando Bertolini, Federico Morchio, Giovanni Sasso.
Questo del 29 gennaio, a Roma, è stato il punto di partenza di un percorso nazionale di confronto dell’Istituto Nazionale di BIOARCHITETTURA con la società civile, finalizzato a raccogliere riflessioni e spunti sul tema dell’urbanistica declinata secondo i temi della bioarchitettura.
Saranno molti gli incontri e i dibattiti futuri che, come oggi, metteranno a confronto scienziati ed umanisti rispetto ai grandi temi che la nostra società vive e fronteggia. Le riflessioni sono rivolte sul futuro dell’umanità tra sostenibilità, ambiente, economia e conoscenza.
Ciò in adesione al metodo partecipativo che ci proponiamo di avviare ponendo il nostro manifesto come base di confronto con le istituzioni e la società civile.
La sintesi degli atti, comprensiva dei contributi emersi e formulati in questa giornata, segnerà i punti di impegno civile che l’istituto farà propri nella programmazione della sua opera culturale di proposizione del futuro dell’uomo, nella ricerca delle soluzioni ai problemi emersi, al servizio di una collettività che è contemporaneamente artefice e vittima del proprio (sotto)sviluppo.

CONTRIBUTI:

Onorevole Serena Pellegrino:
Istituto Nazionale BioARchitettura

Ospite nella sede del Consiglio Nazionale degli Architetti abbiamo presentato il Manifesto per la Pianificazione territoriale integrata.
Un compendio in sette punti che declina i principi, i meriti e i metodi per una progettazione a misura di ambiente e di uomo.
In un momento in cui il modello di società che abbiamo costruito – quello fondato sul liberismo che non riesce a esplicarsi nel nostro paese a “causa” della nostra Costituzione – è in evidente declino, e possiamo definirlo fallimentare, è assolutamente indispensabile elaborare un progetto che ci porti fuori dalla crisi sistemica in cui ci stiamo avviluppando.
Sicuramente non troveremo la soluzione con l’abdicazione assoluta verso i mercati che ci trasformano tutti in merci o peggio nel sovranismo esasperato che cerca la sua bieca opposizione ma, non mi stancherò di ripeterlo, attraverso una declinazione ecosistemica.
L’istituto, che associa non solo architetti ma tutte le professioni che si riconoscono in questo modello, promuove un progetto che è politico e può essere preso come punto di partenza per chi vuole porsi alla guida di uno stato realmente democratico.
Il lavoro da fare è tanto ma chi ha il “dotazione” il talento di progettare ha l’obbligo di elaborare fino in fondo un’analisi e i giusti progetti che permettano l’equità e la vivibilità non solo nel nostro paese ma su tutto il pianeta, come fosse un unico insieme.
Le leggi sono indispensabili e chi le elabora e le promuove lo sa bene.
Siamo nella direzione giusta.
Un plauso alla presidente Anna Carulli che con sempre più determinazione porta avanti il pensiero del grande Ugo Sasso!

Architetto Francesco Parisi

L’Istituto Nazionale di Bioarchitettura ieri, 29 gennaio 2019, presso la sede romana del Consiglio Nazionale degli Architetti, ha presentato il Manifesto per la Pianificazione Territoriale Integrata. Detto manifesto è in linea con la nuova visione di quella che può e deve essere l’urbanistica in una società come la nostra e non solo che ha subito la modifica di tutti i suoi paradigmi di riferimento. Detto Manifesto auspica una rivisitazione e l’adeguamento nel merito delle leggi in vigore alle mutate esigenze della società che ha cambiato la sua configurazione sociale e del modo di produrre beni e servizi e del modo di intendere la qualità dell’ambiente in cui viviamo. Infatti, la Legge Urbanistica nazionale vigente anche se assoggettata a variazioni e/o integrazioni ha visto la luce nel lontano 1942. Dobbiamo dire che da allora, a parte la parentesi della guerra, la nostra società ha vissuto un lungo periodo di grande espansione demografica ed economica. In questo periodo, che è durato oltre quarant’anni, le città e le campagne hanno cambiato il loro volto a seguito di imponenti insediamenti residenziali e industriali, poi l’agricoltura, dove praticata, si è trasformata da estensiva ad intensiva ed i servizi, integrandosi in modo più o meno efficace sul territorio ne hanno cambiato radicalmente la conformazione che si presentava ai nostri occhi dai tempi dell’ultimo dopoguerra.
La nostra società è soggetta, dalla fine degli anni ottanta a rallentamento. Siamo soggetti ora alla stagnazione della sua crescita demografica e contemporaneamente alla diminuzione del livello della produttività.
La crescita esponenziale delle medie e grandi città, che ha configurato lo sviluppo economico della nazione, le connota come forti poli di attrazione per la grande disponibilità di servizi ma, nello stesso tempo, ha innescato un processo di desertificazione che, purtroppo, caratterizza i centri storici nei territori interni collinari e/o montani. Questi, lungamente nel tempo hanno rappresentato da sempre i presidi umani che hanno garantito la conservazione dell’ambiente e la biodiversità contro il degrado naturale e/o causato da insediamenti fuori controllo contrastando il degrado idrogeologico che si manifesta con incendi, frane, alluvioni ed erosioni. La conservazione poi delle specie vegetali ed animali autoctone così da non disperderne la memoria ma trasmetterle così fino a noi, insieme a quelle tradizioni culturali che hanno bene rappresentato l’armonia dello stare insieme.
Insomma, rappresentano modello e dimensione di cui bisogna da tener conto e da recuperare per garantire qualità alla nostra esistenza. Sul piano demografico, la decrescita interessa, in particolar modo, le classi più giovani e attive della nostra società per cui potremo facilmente convenire su quanto ci presenta l’Istat nelle sue proiezioni da ora al 2065. Infatti, lo scenario dell’Istat vede la popolazione invecchiare e le famiglie ridursi nella media dei componenti e quelle mononucleari al massimo nella nostra storia. Specie nelle grandi, città. L’Istat stima che Il valore medio della decrescita demografica fra meno di cinquant’anni dovrebbe attestarsi intorno ai 53 milioni di residenti. Sette milioni in meno di quanti ne siamo ora. Nella peggiore, questo valore potrebbe scendere a 46 milioni. Ovvero 14 milioni in meno. E’ opportuno sottolineare che sarebbe ancora peggio se non intervenisse l’apporto di presenza degli stranieri immigrati. Ciò metterà in crisi tutto il sistema delle infrastrutture. Insomma, bisognerà intervenire velocemente e bene magari interpretando correttamente e recuperando il valore di quanto la nostra Costituzione prescrive all’art. 9:”La Costituzione………(omissis)……. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.” Infatti malgrado questa prescrizione abbiamo assistito a numerose violazioni tali che ci hanno restituito in alcuni luoghi del Paese ambienti una volta di pregio ora fortemente deteriorati. Insomma, l’interesse privato ha prevaricato l’interesse collettivo a danno della società intera compromettendone le corrette pratiche per il suo corretto sviluppo. Vanno recuperati i necessari equilibri. Infatti, sempre nella nostra Costituzione repubblicana e democratica, viene sottolineato all’art. 42 che:” La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati. La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.” Per queste ragioni il confronto sul Manifesto è stato, con grande attenzione dei convenuti, partecipato e pienamente condiviso negli intenti programmatori. Il dibattito sui temi proposti dal Manifesto è aperto all’approfondimento di chi vorrà contribuire alla elaborazione degli indirizzi programmatici della nuova urbanistica che verteranno sulla città che vorremmo, sulle invarianti ambientali, storiche e culturali, ovvero urbanistiche per la ridefinizione della qualità e disponibilità dei servizi in rapporto alla società che cambia, alla conservazione intelligente e responsabile del territorio nazionale nonché al recupero dei centri storici. Tutto questo percorso sarà oggetto di verifica da parte degli operatori culturali interessati presenti su tutto il territorio nazionale in modo da costituire sia sul piano tecnico che culturale una risorsa disponibile per la Società tutta in quanto riteniamo che il tema è di grande attualità.

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