Written by massacarrara@bioarchitettura.it  /  On Nov 30, 2016

SISMA CENTRO ITALIA 2016 – AGGIORNAMENTI

castelli-vicoloReport N°2 

Soci INBAR al servizio delle popolazioni colpite dal Sisma dell’Italia Centrale 2016

 Squadra n° P345 arch. Cinzia Scandurra  e Arch. Stefano Santini

Squadra di volontariato dell’ordine degli architetti della Provincia di Massa Carrara

Regione di servizio per la compilazione delle schede Aedes Abruzzo luoghi  provincia dell’Aquila e di Teramo, Comuni di Capitigliano e di  Castelli

 schede compilate n° 44

giorni di volontariato otto giorni  dal 13/09/16 al 20/09/16 

Come promesso a INbar eccomi qui ad esporvi quelle che sono le mie impressioni e le esperienze professionali e, soprattutto, di vita, acquisite  a seguito delle giornate trascorse durante il mio viaggio di volontariato nelle zone devastate dai recenti terremoti verificatisi nelle quattro regioni coinvolte della nostra Italia centrale: Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo.

Prima di tutto, in ogni caso, mi pare opportuno darvi un quadro della situazione generale che si vive in queste sfortunate zone  a noi vicine nel pensiero e nel cuore.

Proprio qui, in questi mesi dopo il primo terremoto di Agosto si sono avvicendati sopralluoghi da parte di Professionisti di tutta Italia, Architetti, Ingegneri e Geometri, esperti  e tecnici abilitati Aedes (Agibilità e danno nell’emergenza sismica), che  hanno messo  a disposizione gratuitamente la propria professionalità, dopo aver seguito un corso, a pagamento, di tecnico agibilatore, organizzato dal Dipartimento della  Protezione Civile, per la compilazione della scheda di 1° livello Aedes, e per l’acquisizione di nozioni atte alla gestione e l’organizzazione dell’emergenza Sismica.

Come ben sapete la scheda Aedes è lo strumento con cui i tecnici volontari valutano l’agibilità degli edifici ordinari colpiti dal terremoto, e nel nostro caso  del 24 agosto, ma da questa settimana (fine novembre 2016), dopo un fermo causato dal secondo terremoto del 26 ottobre scorso, sempre nelle solite regioni del centro Italia, sono aperti i sopraluoghi a tutti i tecnici iscritti agli ordini e/o collegi.

Le schede di valutazione diventano due, la scheda Aedes per i tecnici volontari esperti  e la scheda Fast per gli altri tecnici volontari, che, vista l’esigenza di verifiche sulle costruzioni, triplicata dopo il secondo terremoto, offrono il loro contributo per velocizzare le procedure di definizione del danno sul patrimonio edilizio colpito  dai due terremoti, per favorire un rientro, il più rapido possibile, delle persone la cui casa è agibile o può essere nuovamente abitata con piccoli interventi.

Nelle settimane precedenti al secondo sisma del 26 ottobre le squadre dei tecnici volontari esperti hanno eseguito molti sopraluoghi sugli edifici pubblici e privati, a cominciare da quelli che non hanno subito crolli, per proseguire in quelli situati nelle le zone rosse dei Comuni colpiti, dove i crolli e gli edifici gravemente danneggiati sono numerosi.

Come vi ho detto dopo l’ultimo terremoto c’è stato un lungo periodo di stasi e impossibilità pratica di operare, in attesa dell’assestamento dello sciame sismico e della nuova riorganizzazione della Direzione Di Comando e Controllo (Di.Coma.C) della Protezione Civile collocata a Rieti. Ma ora sono riprese nuovamente le attività dei sopraluoghi dei tecnici.

Dopo il terremoto di Amatrice ogni settimana sono arrivate a Rieti nuove squadre  con tecnici volontari che hanno messo da parte la propria famiglia ed il proprio lavoro quotidiano per  ritrovarsi catapultati in una realtà dolorosa, realtà che, onestamente, tutti speravamo, durante il corso da noi svolto, di non dover mai affrontare e sostenere.

Sul campo, abbiamo messo in atto le nozioni imparate durante il corso, tutti noi colleghi, della Toscana con destinazione a l’Aquila abbiamo trovato alloggi all’hotel della vecchia stazione, nove architetti. Ogni sera ci si raccontava l’esperienza della giornata e ci si confrontava quotidianamente, ci si misurava anche con architetti, geometri e ingegneri, di altre squadre che avevano lo stesso comune di destinazione, talvolta ci si trovava anche in disaccordo per la compilazione della famosa scheda Aedes, la cui finalità è quella di fornire, nell’emergenza, appunto, un giudizio basato sul rilievo della costruzione e la valutazione dell’edificio attraverso la compilazione di tutte le 9 sezioni previste nella struttura della scheda Aedes.

La scheda Fast ora a quanto pare sarà più semplice, dovrà essere valutata con un rilievo a vista, soltanto la prima parte descrittiva della scheda Aedes e l’ultima parte per esprimere il parere.

I sopraluoghi sugli edifici effettuati dalla mia squadra, P345 composta da me e dall’arch. Stefano Santini, in quei giorni sono stati 44, nel Comune di Capitigliano 22 e nel Comune di Castelli altri 22. Sono stati giorni pesanti e faticosi, anche se i danni riscontrati sui fabbricati non sono stati molti, ma l’esperienza ci ha appagato con la crescita e con la consapevolezza che siamo stati utili per quelle famiglie, per farle rientrare in possesso della propria casa con meno preoccupazione.

Molti erano sopraluoghi richiesti dalle persone che avevano paura a rientrare nelle proprie abitazioni, alcune case erano la seconda abitazione ed altri ruderi, molte soprattutto a Castelli ancora le case e i fabbricati puntellate  a seguito dell’ormai lontano  terremoto del 2009 all’Aquila.

Posso anche raccontarvi cosa ho trovato di deludente durante i sopraluoghi, e soprattutto anche dopo la mia visita nel centro storico all’Aquila e ad Onna per osservare da vicino come era avvenuta la ricostruzione a distanza di anni dall’evento che aveva distrutto queste citta. Purtroppo a parte la costruzione di quei pseudo-villaggi isolati nel nulla e privi di servizi basilari, di case tirate su in fretta e furia con grande dispendio economico e che già presentano situazioni di invecchiamento e degrado veloce, i lavori di recupero dei fabbricati nel centro storico di Onna e l’Aquila, scopro che, sono iniziati solamente adesso. Per prima cosa sono stati appaltati i lavori per i sottoservizi ed ora, come ho potuto osservare personalmente, stanno partendo i lavori di ricostruzione, recupero e adeguamento sismico degli edifici. Girando per le strade dell’Aquila si vedono molti ponteggi e molte gru ma la cosa impressionante è che la maggior parte dei fabbricati sono ancora puntellati come aveva previsto la messa in sicurezza della protezione civile del 2009 dopo i sopraluoghi dei tecnici, si vedono i degradi addirittura sulle strutture di puntellatura.

Al posto della ricostruzione si possono osservare infiniti esempi di puntellature e di messa in sicurezza, uno accanto all’altro con tipologie diverse (in legno in ferro, fabbricati puntellati o fasciati o tenuti insieme da strutture metalliche progettate).

Immagino lo sconforto di tutti gli abitanti di quelle residenze, uffici e attività commerciali, che hanno dovuto allontanarsi  e mi domando che difficoltà stanno ancora vivendo, un disagio insostenibile e ingiusto affiancato alla sfiducia nella rinascita della loro bella città che aumenta progressivamente col passare del tempo.  E’ difficile infondere speranza e incoraggiamento a queste popolazioni dignitosissime che, a quanto pare, non sono solite a lasciarsi prendere dallo scoraggiamento e rifuggono dall’essere lamentose e polemiche.

Immagino quanto ormai  abbiano estremo bisogno di vedere la concretezza degli interventi programmati per la ricostruzione e non aspettano altro che poter lavorare anche  personalmente per rimettere in piedi la loro città, perché non la vogliono abbandonare e rifugiarsi come profughi nei quartieri dormitori ai margini della città, privi di identità.

Casualmente di queste mie riflessioni e di altri argomenti più incoraggianti riguardanti le reali possibilità di risoluzione di problematiche, sia piccole che a maggiore scala, mi è capitato di parlare con un amico collega di vecchia data, col quale ho convissuto un bel  periodo decennale nel nostro Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Massa Carrara,  che, non appena saputo della mia visita in questi centri terremotati mi ha subissato di domande per conoscere dalla mia fonte diretta la situazione che ho riscontrato e vissuto personalmente sulla stessa mia pelle.

All’amico Renato ho raccontato nei dettagli anche quanto sia difficile, per noi tecnici, districarsi tra i meandri della burocrazia che regolamenta la procedura di operare in loco, per contribuire alla ricostruzione e il recupero dei manufatti e spazi pubblici colpiti a volte quasi irrimediabilmente e che, a prima vista, possono apparire solamente cumulo di macerie come ho trovato durante la visita ad Amatrice, scortata dai vigili del fuoco di Bergamo che prestavano il loro volontariato ai residenti rimasti senza i loro cari, senza un tetto dove dormire, accampati nelle tendopoli, con il bisogno di recuperare quel che rimaneva di  propri beni od un semplice oggetto o  un giocattolo rimasto sepolto sotto le macerie, per ricordare la persona cara persa durante quella tragica notte.

I racconti che ci hanno fatto i Vigili del Fuoco al solo ricordo mi fanno ancora accapponare la pelle.

Vi racconto cosa tutti gli amici mi hanno chiesto al mio rientro dalla mia missione ad Amatrice, le domande erano sempre le stesse …

Anche i miei colleghi mi hanno riempito di domande … colleghi che avrebbero voluto rendersi disponibili per partire volontari e che soltanto ora possono farlo con la scheda Fast compilabile da tutti i professionisti interessati.

Assieme all’amico Renato, che mi ha dimostrato immediatamente il suo interesse, abbiamo pensato, al termine di quel pomeriggio fruttuoso ed estremamente stimolante, di riportare pari pari i temi e gli approfondimenti  che con il mio racconto si sono trasformati in una discussione e riflessione interessante sulla nostra professione.

Ho riportato in forma scritta tutte le sue domande e le mie risposte e le ho  utilizzate  per questa stessa relazione che sto proponendo alla vostra attenzione, perché ho reputato che le domande spontanee e immediate, di un collega meno informato, ma comunque coinvolto come cittadino responsabile e come architetto, e le relative conseguenti risposte ai suoi quesiti, potevano costituire già di per se stesso una sorta di relazione nella quale la forma di dialogo informale avrebbe contribuito probabilmente a rendere  più dinamico il ritmo del testo e forse più simpatica ed invitante l’esposizione, che temevo altrimenti apparisse pesante da raccontare, soprattutto per certe considerazioni e riflessioni difficili da portare alla luce con leggerezza e con la speranza di coinvolgere  molti più colleghi per  la salvaguardia del patrimonio artistico e culturale che fanno la bellezza dell’Italia.

 

Detto questo ritengo che si possa provare partendo con la trascrizione di questo dialogo che per ora avrà due soli interlocutori, l’amico Renato che domanderà e io, Cinzia che mi assumerò il compito di rispondergli, fornendo tutte le delucidazioni ed indicazioni che al momento sono in grado di dare.

 

Questo è lo sviluppo del dialogo che riporto in questo modo:

 

RENATO – E così, Cinzia, mi dicevi che assieme ai tuoi colleghi sei arrivata a Rieti dove ti sei ritrovata con gli altri colleghi del gruppo di volontari della Toscana.

CINZIA – Si abbiamo fatto base alla scuola in prossimità della Di.Coma.C, lì abbiamo avuto conferma delle squadre e l’assegnazione del codice identificativo della squadra…, la nostra squadra era identificata con la sigla P345, e l’assegnazione della provincia, l’Aquila, dove far riferimento per la successiva destinazione dei Comuni  che avevano fatto richiesta di  sopralluoghi!

RENATO – E tu dove sei andata di preciso?

CINZIA – Noi ci siamo diretti come prima destinazione nel Comune di  Capitigliano a 12 km da Amatrice e poi Castelli!

RENATO – Arrivata là cosa hai trovato?

CINZIA – A Capitigliano i danni erano in definitiva non gravi mentre a Castelli più rilevanti.

RENATO – …e l’impatto emotivo? Come si reagisce davanti a quei disastri?

CINZIA –  E’ strano… acquisisci subito consapevolezza dell’evento sismico e della sua dimensione e ti rendi conto che l’esperienza umana che stai per affrontare, ti ripaga di una settimana di fermo lavorativo della tua attività quotidiana …  ti rendi sempre più conto di quanto utile sia il contributo e la tua professionalità che ti appresti a dare. Insomma ti arrivano delle energie inaspettate.

RENATO – Interessante… come una sorta di adrenalina che ti risveglia la capacità di reagire all’istante.

CINZIA – Non saprei, in verità, noi eravamo partiti già preparati psicologicamente, per affrontare mille imprevisti e difficoltà, e poi il ritrovarsi insieme… tutti motivati… ci ha permesso di affrontare la situazione anche con una certa razionalità e leggerezza nel cuore, che in certe situazioni è molto difficile avere. La ragione che ti dava la forza era quella di poter dare, nel tuo piccolo, un contributo professionale a tutta quella gente che avrebbe potuto rientrare nella propria casa dopo l’esito della verifica.

RENATO – Avevate un equipaggiamento particolare?

CINZIA – Niente di particolare, il rilievo è un rilievo a vista, avevamo il nostro caschetto, scarponcini adatti, la macchina fotografica, un metro per il rilievo delle lesioni, una piccozza per verificare se le lesioni erano passanti oltre l’intonaco e una torcia per accedere ai sottotetti o negli interrati spesso poco illuminati. Abbiamo fotografato costruzioni intatte, altre con lesioni o, nella condizione peggiore, vie in cui insistono ancora oggi  edifici pericolanti già dal terremoto dell’Aquila  o crollati ormai diventati ruderi.

RENATO – Questo per gli edifici… e la gente trovata lì, gli abitanti?

CINZIA – Ehhh la gente… lì abbiamo imparato!

RENATO – In che senso?

CINZIA – La gente… avevamo difronte persone che, nonostante tutto, avevano la dignità e la risolutezza… di reagire e di voler conoscere e capire la sicurezza strutturale della loro abitazione.

RENATO – Qualcuno, sperava di restare  nelle proprie case… immagino.

CINZIA – Qualcuno vista la gravità relativa dei danni, voleva tornare al più presto nella propria casa, qualcuno ha dormito, fino al nostro sopraluogo, ai piani terra per paura di ulteriori scosse, o dell’instabilità della struttura…. qualcuno per paura ha deciso di rimanere per sicurezza, anche dopo il nostro intervento, in casa si ma  a dormire ancora in cucina al piano terra, pronti per scappare ancora alla prossima scossa e altri hanno preferito rimanere nelle tende, alcuni proprietari di seconde case spero abbiano messo a disposizione dei loro concittadini sfollati le loro case dichiarate dopo i nostri sopraluoghi agibili. Altre famiglie si sono separate mandando le donne e i bambini ad abitare in zone più  sicure  e  sono  rimasti  soltanto  gli  uomini,  guardiani  dei  loro  beni,  andando  a  creare anche un disagio sociale elevato, in attesa del nostro esito per potersi finalmente riunire.

RENATO – Beh, sarà così! in queste circostanze poi esce la parte migliore della cittadinanza, la solidarietà e la voglia di rendersi utile. Mi chiedo però…in quelle condizioni di confusione, preoccupazione della sopravvivenza la gente ha modo di pensare realmente alla propria casa, a come salvaguardarla, a come poterla rimettere in sesto?

CINZIA – Si, pur nel dramma della situazione, le persone fanno richiesta di verifica della propria casa  per tranquillizzarsi e per dormire con meno paura, a volte però fanno richiesta di verifica anche a dei ruderi o a edifici che presentavano lesioni già dal terremoto dell’Aquila del 2009,  che si si possono essere aggravate ulteriormente ma che non possono rientrare tra quelli a cui puoi dare una valutazione. Lo stesso succede per la richiesta di sopraluogo in una sola delle tante abitazioni di una palazzina, compili la scheda ma non puoi dare al tua valutazione se non fai la verifica a tutto il fabbricato, la struttura va controllata tutta dai piani interrati al sottotetto. Ci è capitato un caso a Castelli, che l’esodo del sopraluogo è cambiato visitando l’edificio affianco ad un’abitazione a schiera. A volte le cause della non agibilità dipendono anche da rischio derivante dagli edifici affiancati. La verifica deve essere molto attenta si devono valutare molti fattori. 

RENATO – E  cosa deve fare un cittadino per richiedere un sopralluogo? A chi si deve richiedere la verifica della casa? 

CINZIA – Devi fare richiesta al tuo Comune o al Centro operativo comunale, COC, compilando il modulo allegato alle “Indicazioni operative per il censimento danni”, pubblicate sul sito del Dipartimento della Protezione Civile. Il modulo da compilare per le abitazioni private è il Modello IPP “Istanza di sopralluogo per edifici/opere pubbliche, privati”.

RENATO – Ma di questa richiesta se ne deve occupare il proprietario in prima persona o voi tecnici potete aiutarlo nel disbrigo della pratica?

CINZIA – i tecnici locali possono aiutare i proprietari a fare la richiesta,  e  a  rimanere costantemente  in  contatto  con  il  comune, mentre la verifica spetta solo ai professionisti volontari che possono arrivare da tutta Italia, ma che non possono essere del posto per motivi di deontologia professionale.

RENATO – Parlami un po’ di come iniziate a compilare questa scheda Aedes di cui mi hai parlato all’inizio. Come è strutturata la scheda ?

CINZIA –  C’è una Sezione 1 e 2 che  riguarda l’identificazione e la descrizione dell’edificio. Nella prima sezione si compila la scheda con i riferimenti utili all’individuazione del fabbricato nel suo complesso, toponomastica compresa. Dopodiché si passa alle caratteristiche metriche…numero dei piani, altezza e superficie media di piano, presenza o meno di piani interrati, di destinazione d’uso nonché il numero ordinario di occupanti, utile a stabilire il grado di esposizione.

RENATO – Un resoconto dettagliato delle caratteristiche dell’immobile quindi… e poi?

CINZIA – Poi nella Sezione 3 viene esaminata  la Tecnologia costruttiva. Questa sezione è distinta in tre diverse sottosezioni.

RENATO- Ci saranno le strutture murarie…

CINZIA – Esattamente, si fotografano le murature e i solai e si valutano la tipologia costruttiva degli stessi

RENATO – Le altre sottosezioni?

CINZIA – Vengono denominate “altre strutture”: in questa tipologia rientrano costruzioni in c.a. e acciaio, su cui deve essere posta particolare attenzione alla regolarità in termini sia plani-altimetrici sia di disposizione delle tamponature. Dai sopraluoghi effettuati la maggior parte dei casi dei fabbricati sono in muratura tradizionale

RENATO – E poi ci saranno le coperture da verificare, immagino.

CINZIA – Già, distinte tra spingente o meno e pesante o leggera.

RENATO – Bene… e con questa suddivisione la sezione che mi dicevi è conclusa?

CINZIA – Si e si passa alla  Sezione  4, nella quale vengono individuati i  danni agli elementi strutturali

RENATO -E qui inizia il vostro lavoro vero e proprio…

CINZIA – E’ proprio qui che noi tecnici stimiamo l’estensione del danno su tutta la costruzione distinta però tra gli elementi costituenti… ossia le strutture verticali, solai, scale, coperture, tamponature… e ci esprimiamo in termini di danno  Gravissimo, Medio/Grave, Leggero e Nullo.

RENATO – Una bella responsabilità non c’è che dire!

CINZIA – Ogni sopralluogo è un racconto, uno spaccato di vita, non è solo una scheda e un giudizio, perché i proprietari intervengono sempre e ti raccontano, sia la storia della propria casa, che, come si sono comportati quella notte tragica del terremoto, il tutto con l’ansia e la paura ancora addosso. Molto spesso dobbiamo interpretare quelle che sono le idee che ciascun proprietario ha della sua casa, di come è stata costruita e dei materiali usati, magari da un suo caro parente, e ci troviamo a dover mediare le sue informazioni
più affettive che tecniche con ciò che noi rileviamo veramente. Una volta abbiamo dovuto levare  un  po’  di  intonaco  di  una  casa  in  muratura  il  cui  proprietario  insisteva  a presentarcela,  con  semplicità  e  sincerità,  costruita  “in  cemento  antisismico”  per  avere conferma della sua tipologia costruttiva.

RENATO -Dai filmati visti alla televisione si è potuto riscontrare già a prima vista, senza essere sul posto, che certi edifici presentavano anomalie ed errori di fondo nelle strutture…

CINZIA – Esatto, dai rilievi effettuati abbiamo rilevato gravi  mancanze strutturali e scelte costruttive disastrose…

RENATO – C’è da chiedersi come sia stato possibile autorizzare certi interventi… coperture pesanti, cordoli in cemento armato mal legati alla muratura sottostante e paramenti murari di scarsa qualità.

CINZIA – Hai centrato la questione Renato!  Quei tetti con i cordoli in cemento armato erano stati realizzati 15, 20 anni fa pensando di dare solidità agli edifici. Ci  hanno raccontato che negli anni ’50-‘60 venivano dati contributi ai privati per la sostituzione delle vecchie coperture in legno con quelle pesanti in cemento armato.

RENATO – In realtà hanno dato solidità solamente a se stessi, hanno sì resistito alle scosse, e quindi li vedi spesso quasi integri, ma con il loro peso hanno polverizzato le pareti di pietra e malta e schiacciato le case in pietra e cemento. Questo è quello che mi pare di aver visto nei servizi filmati.

CINZIA – Sì è proprio cosi… ma di questo ti volevo parlare dopo… vorrei invece terminare la questione delle schede.

RENATO – Certo… una cosa per volta! Eravamo rimasti … alle valutazioni dei danni… Gravi, medi…

CINZIA – Quella era la Sezione 4, ci sono poi la sezione 5 e la 6 nelle quali si deve stabilire la necessità o meno di misure di Pronto Intervento, rilevati in sede di sopralluogo. Considerare i  danni provenienti da pericolo esterno…

RENATO – Tutto quello esterno all’edificio in questione che può influire negativamente… suppongo

CINZIA – Esatto… situazioni di instabilità di edifici vicini, ossia crolli imminenti, anche parziali, di edifici adiacenti, caduta di comignoli, tegole, grondaie, condizioni di insicurezza legate al danneggiamento alla rete di distribuzione del gas,  pericolo da crolli imminenti, anche parziali, di muri di sostegno danneggiati e instabili, smottamenti di terreno, frane … vabeh hai capito.

RENATO – E con questo la casistica dovrebbe essere terminata!

CINZIA – Non ancora… c’è la Sezione 7 dove si prendono in considerazione  eventuali dissesti alle fondazioni, che possono incidere sul rischio geotecnico.

RENATO – E infine…

CINZIA – E infine la Sezione 8 col Giudizio di agibilità… sono sei  le casistiche

A = edificio Agibile,  B = edificio temporaneamente inagibile,  C = edificio parzialmente inagibile, D = edificio Temporaneamente inagibile da rivedere con approfondimento, E = edificio inagibile, ed F = edificio inagibile per rischio esterno la Sezione 8 rappresenta la chiusura della scheda e grazie alla compilazione delle sezioni precedenti, questa rappresenta il sunto e la decisione della squadra rilevatrice.

E proprio per finire la Sezione 9 che contiene le annotazioni che si ritengono importanti per meglio precisare i vari aspetti del rilevamento, gli interventi di pronto intervento che possono rimuovere l’inabilità, o necessari per la sicurezza esterna, o le motivazioni per la quale si richiede un approfondimento con un successivo sopraluogo.

RENATO – Ok! Ma in due parole… due…  in che  cosa consiste il Giudizio di agibilità?

CINZIA –  La definizione di agibilità, in emergenza postsismica, è legata alla necessità di utilizzare l’edificio nel corso della crisi sismica… ovviamente  restando ragionevolmente protetti dal rischio di gravi danni alle persone. Per questo motivo la verifica dell’agibilità… diciamo che mira al recupero delle condizioni normali di vivibilità dalla popolazione,  dando la possibilità di reperire ricoveri alternativi alla propria abitazione, se non agibile.

RENATO – Forse… è una valutazione temporanea e veloce formulata sulla base di un giudizio di esperti  in tempi limitati… serve quindi alla quantificazione effettiva dei danni e delle persone che necessitano di altra abitazione, ad individuare in maniera veloce l’effettivo numero di persone rimaste senza tetto, quanti dei proprietari dopo il tuo sopraluogo possono tornare ad abitare la loro casa perché da te valutata agibile? ovvero in grado di sostenere un’altra scossa di pari scala Richter …

CINZIA – Esatto … ma non è così semplice arrivare a definire l’esito del sopraluogo. Il tuo compito è cercare di proteggere la  vita umana. Non è facile… senti il peso della responsabilità del tuo giudizio e spesso ti trovi di fronte non tecnici, ma persone  che in alcuni casi hanno perso un componente della propria famiglia o ringraziano di non essere stati in casa quel giorno o di essere usciti in tempo e di essere vivi per raccontarlo. E si affidano a te per ritrovare fiducia nella loro casa e poterci tornare a vivere tranquilli.

RENATO – Capisco anche perché i tecnici locali non possano intervenire in questo caso di semplice valutazione del danno ….ma solo dopo insieme ai tecnici impegnati nella ricostruzione…  comunque sei preparatissima Cinzia!  ma la scheda Fast?

CINZIA – la scheda Fast è quella che ha preparato la protezione Civile per far intervenire più tecnici in aiuto,  è da utilizzare solo in questa situazione tragica di emergenza dovuta ai due terremoti avvenuti in località e  tempi così ravvicinati!

La protezione Civile da questa settimana di fine novembre, per aiutare la popolazione in difficoltà e ridurre la tempistica di tutti i sopraluoghi necessari, ha aperto i sopraluoghi anche ai professionisti che non sono abilitati ma che sono iscritti ai propri ordini e collegi  che offrono la loro collaborazione

RENATO – ma è tutto volontariato?

CINZIA – si offri il tuo operato in maniera gratuita, ti verranno risarcite le spese per il viaggio il pernottamento e la cena, spesso il pranzo è il Comune che si organizza con convenzioni e ti manda a pranzo in qualche struttura ricettiva locale, così è accaduto a noi.

RENATO – ma la scheda Fast in cosa cambia dalla Aedes ?

CINZIA – la scheda fast è composta di una sola pagina e non di tre pagine e come l’altra, prevede solo l’identificazione e la descrizione dell’edificio  come la sezione 1 e 2 della scheda Aedes  poi passa alla individuazione della struttura portante, se in muratura in cemento armato, mista o altro.. ed infine all’esito finale che è composto da quattro casistiche 1 edificio agibile 2 edificio non utilizzabile 3 edificio non utilizzabile per rischio esterno 3 sopraluogo non eseguito per ….

L’indagine è molto più semplificata ed anche l’esito è più veloce da definire

RENATO – Capisco bene !

CINZIA – oggi con la vasta estensione di questo terremoto  è necessario contare su una partecipazione importante di una categoria professionale, sia nel pubblico che nel privato, sensibile al richiamo sociale connesso con questo tipo di attività. Gli ultimi due eventi richiedono una risposta numerosa, pronta ed operativa da parte di tutte le risorse tecniche di cui il nostro paese dispone, posso dire che sempre di più ho la consapevolezza  che si debba fare un passo indietro nel rivalutare l’attenzione che un tempo veniva messa da ciascun soggetto coinvolto nell’esecuzione delle costruzioni…. serve costruire recuperando valori che nel passato erano alla base delle nostre meravigliose architetture, che distinguono ancora oggi il nostro territorio paese per paese, citta per città, ognuna con la propria identità

RENATO – è chiaro! Un argomento molto interessante ma ora sarei un po’ stanco, prendiamoci un caffè almeno!

 

Dopo la pausa del caffè ho invitato  Renato in studio per fargli vedere tutte le foto che ho scattato nei luoghi del terremoto visitati, sullo schermo del computer,  la conversazione è diventata non solo curiosità di come funzionano i sopraluoghi ma anche riflessione sulla nostra professione, sugli errori degli interventi di ristrutturazione, sulla ricostruzione…

Questo è il dialogo  che mi interessa riportare per aprire una riflessione più allargata anche ai miei colleghi e soci INbar  ….

 

RENATO – E cosa vuoi dire? A vedere queste foto  ti rendi conto che quello che manca è la cultura di una prevenzione sismica adeguata…

CINZIA – Vedi qui… tetti pesanti in cemento sostituiti a vecchi e tradizionali tetti in legno e cordoli in cemento armato su murature non consolidate… guarda questa foto… il cordolo del tetto ha portato giù tutta la facciata ed è rimasto intatto lungo la strada sopra le macerie della facciata sulla quale poggiava, un cordolo largo quanto la parete in sasso di 60 centimetri e  alto 40 che si è mosso per il suo peso ed ha portato giù tutta la parete….

A volte bastano pochi interventi di inserimento di catene, di sfilatura dei giunti con la calce aerea che diventa un unico corpo solido con il sasso della parete..

RENATO – C’è poco da girare intorno…in queste zone bisogna cambiare filosofia negli interventi di consolidamento ed adeguamento strutturale ma anche nella costruzione delle case. Il cemento armato  va bene in queste zone sismiche?… se utilizzato come mi hai raccontato in molti casi solo per appesantire la struttura, non credo sia la soluzione migliore…

CINZIA – C’è anche da dire che il dato che unisce gran parte dei territori italiani più esposti al rischio sismico è che sono ampissime zone in gran parte sulla dorsale appenninica e proprio qui c’è una risorsa incredibile… una grande ricchezza di boschi.

RENATO – C’è proprio da creare una cultura della prevenzione sismica
CINZIA – Si, dobbiamo farci carico di questo compito, la nostra professione deve essere in prima fila per creare e diffondere una cultura della prevenzione sismica che ad oggi manca nel nostro paese, è un nostro dovere deontologico.

RENATO – Certamente.. anche qui mi risulta, sopra Amatrice, ci siano boschi ricchissimi di castagni e querce e senza ombra di dubbio il legno può essere l’elemento base per una ricostruzione. E’ un materiale elastico e  leggero adatto sia in caso di ristrutturazioni per solai e tetti sia in caso di nuovi edifici.

CINZIA –  E vuoi mettere anche la velocità? Soprattutto nei casi di montaggio di tetti o di interi edifici prefabbricati. Oltretutto è un materiale che può mandare a rendita una risorsa del luogo. Attorno al legno può nascere una nuova filiera… e non solo.

Proprio circa due settimane fa, il 10 novembre al convegno che INBAR ha tenuto, con il coordinamento Regione Toscana, al Salone dell’Arte e del Restauro di Firenze, per i 50 anni dall’alluvione, tra i vari argomenti proposti dalle sezioni, quella di Massa Carrara ha  parlato di progetti di RINATURALIZZAZIONE AMBIENTALE realizzati favorendo la vegetazione autoctona per i rimboschimenti, dalle sclerofille sempreverdi a foglia dura ad altre specie della macchia mediterranea…

RENATO – e di che cos’altro ha parlato?

CINZIA – ha parlato delle aree costiere che si interfacciano con il mare e che costituiscono la prima fascia d’impatto microclimatico con l’ecosistema marino e dei versanti esposti a maggior rischio idrogeologico dell’entroterra.

Rimboschimenti con l’intento di ripristinare il corretto deflusso naturale delle acque, da realizzarsi in tutte le aree degradate e soprattutto nei versanti a rischio per gli edifici e le infrastrutture.

RENATO – tema molto interessante anche questo

CINZIA – si l’efficacia di progetti di rimboschimento  si può apprezzare in tutti i campi, si possono  ottenere risultati concreti in tempi brevi, perché dovrebbe essere universalmente noto che la principale regolatrice del clima  di una regione, come dell’intero pianeta, è la vegetazione autoctona. Altrettanto noto dovrebbe essere che la deforestazione o la sostituzione degli alberi originari con altre piante è  causa di mutamenti climatici  di frane e di alluvioni.

… quando hai tempo cerca su internet il Progetto ilex cosa propone ….

RENATO – Certo lo farò… comunque, se non erro, proprio in Friuli c’è quel precedente… un’economia nuova  fatta di competenze diverse… tagliaboschi, carpentieri, laboratori artigiani…

CINZIA – si tali progetti hanno valenza Ambientale e non solo appetta ti leggo quello che avevo scritto per il convegno….

Ecco lo dico qua … valenza Ambientale: la conservazione del patrimonio partendo dalla riqualificazione vegetazionale del territorio, finalizzata prioritariamente al riassetto climatico della fascia litorale e dell’entroterra, producendo un miglioramento degli ecosistemi, creando condizioni ideali per il ripristino delle catene alimentari e favorendo il ritorno di quelle presenze faunistiche che avevano abbandonato il territorio a causa delle diverse condizioni ambientali. Sociale: L’attuazione di tali progetti  si ottimizza  attraverso  un’azione partecipata coinvolgendo anche le realtà vicine; Culturale:  favorendo la ricostruzione degli ambienti originari si propone la riscoperta delle tradizioni e della storia legate al territorio. Economica: la realizzazione di questi progetti presenta costi molto ridotti e facilità di attuazione. I benefici economici si estenderanno inequivocabilmente al miglioramento della qualità del territorio, valorizzandolo anche economicamente. La cura del territorio ha come effetto un miglioramento dell’assetto idrogeomorfologico, soprattutto in relazione alla stabilità dei declivi ed alla prevenzione di frane e smottamenti, problematica che incide pesantemente sulle risorse economiche.

RENATO – interessante, non avevo mai  considerato quello che deriva dalla  buona salute dei boschi stessi. Bisogna fare cultura …

CINZIA – Questo aspetto è di capitale importanza per la nostra associazione, l’INBAR, l’utilizzo di materiale sano, salutare e sicuro ma non solo per la salute umana e per l’efficienza dell’involucro edilizio, soprattutto per la salvaguardia del nostro pianeta, del nostro territorio, delle nostre culture e del nostro patrimonio artistico…

RENATO – Sai però che mi viene una domanda, un dubbio…

CINZIA – E’ normale… i dubbi sono all’ordine del giorno e ci devono essere!

RENATO – Io non avrei timori ma… qualcuno, anzi , la maggior parte della gente direbbe che ricostruire puntando sul legno equivarrebbe a staccarsi dall’immagine che questi borghi hanno sempre avuto…

CINZIA – Certo nella ricostruzione non si deve puntare solo sul materiale, si deve ricuperare quella cultura che guidava chi costruiva nel passato i nostri borghi i nostri paesi, le nostre città. Oggi quella cultura attenta al territorio al clima ai materiali naturali, è stata accantonata con l’evento del cemento armato e con la speculazione edilizia, ma piano piano si sta recuperando. Ormai la parola BIO la ritroviamo ovunque, INBAR ne parlava già 25 anni fa quando è nata, e faceva cultura puntando sul benessere umano, oggi INBAR deve puntare a fare cultura per la salvaguardia della bellezza del nostro patrimonio culturale e ambientale.

Tutti i nostri borghi, paesi e città ci identificano come una tra le nazioni più belle al mondo… per questo vanno preservati, protetti e messi in sicurezza, facendo cultura e puntando sulla sicurezza umana, intervenendo non dopo il terremoto ma prima mettendo in sicurezza.

RENATO –mi risulta che il 75% del territorio italiano è a rischio sismico, hai ragione, bisogna intervenire prima che il terremoto distrugga tutto, quali sono gli interventi più importanti per mettere in sicurezza un’abitazione?

CINZIA – mettere in sicurezza, significa fare  consolidamento delle murature esistenti  e fare adeguamento strutturale.  Significa intervenire mettendo delle catene per tenere uniti mi muri, significa consolidare le murature in sasso con la sfilatura dei giunti con la calce idraulica… la realizzazione di cordoli … gli interventi sono diversi a volte conviene smontare e ricostruire per preservare i nostri beni architettonici e monumentali

RENATO – ma esistono agevolazioni fiscali per la messa in sicurezza?

CINZIA – Con la legge di stabilità 2016  (l. 208/2015 art. 16-bis TUIR, lettera i) è stata prorogata fino al 31 dicembre 2016 la detrazione fiscale del 65% per gli interventi di adozione di misure antisismiche sugli edifici e sulle costruzioni che si trovano in zone sismiche ad alta pericolosità, se adibite ad abitazione principale o ad attività produttive.

RENATO – interessante

CINZIA – In Italia la normativa antisismica ha subito negli anni una forte evoluzione, dal 1974 al 2008.  Gli interventi da poter adottare cambiano a seconda del tipo di fabbricato, se residenziale o ad uso pubblico, se è monumentale o storico  a secondo del periodo in cui è stato realizzato. Per mettere in sicurezza i nostri centri storici cercherei di mantenere un’immagine del borgo stesso, con i futuri interventi… più fedele possibile a quello che era prima del sisma, come nel caso di tanti centri colpiti dai terremoti di questi mesi, si può pensare anche ad una progettazione più innovativa, se vogliamo pure coerente e rispettosa del contesto che sia anche coraggiosa, contemporanea. Nuovi modelli di sviluppo e … ovviamente s-o-s-t-e-n-i-b-i-l-e!

RENATO – Ma sai Cinzia che già nel passato venne scelta questa visione di intervento… a parer mio illuminato?

CINZIA – Sono curiosa… anzi interessata!

RENATO- E’ successo tanti anni fa proprio nella terra di origine della tua famiglia … la Sicilia. Sai che a fine del ‘600, mi pare nel 1693 ci fu in Sicilia quel terremoto disastroso che provocò anche uno tsunami … valutato sopra i 7 gradi sicuramente e che colpi in particolare la val di Noto, Catania e Messina.

CINZIA – Certo, fu uno dei più grandi terremoti della storia del Mediterraneo

RENATO – Ebbene, forse questo non lo sai… successe che tutte le città, cittadine e paesi addirittura vennero rasi al suolo dalla forza del sisma… rimasero in piedi poche cose.

CINZIA – Sicuramente… ma si risollevarono.

RENATO – La situazione venne presa in mano dai nobili, le famiglie potenti della Sicilia. Dimenticarono quella che era l’immagine delle loro città, ripulirono tutto e anche con il materiale delle demolizioni, come si è sempre fatto, impiantarono i cantieri per la ricostruzione. Tutto a loro spese.

CINZIA – Altri tempi… adesso come faresti?

RENATO – I grandi signori di Siracusa, Ragusa, Modica, Noto chiamarono gli architetti siciliani e non, che stavano lavorando anche a Roma e commissionarono i lavori per nuove città… città completamente contemporanee che vennero tirate su in stile Barocco dell’epoca. Il Barocco siciliano proviene da quel terremoto.

CINZIA – E’ questo il coraggio a cui ti riferivi!

RENATO – Il coraggio di chi finanziava coi soldi propri… altro discorso… ma un’altra cosa importantissima è che per questi cantieri enormi vennero reclutate manovalanze in loco,  gente che non era nemmeno del mestiere ma che lavorava i campi, tutti quanti lavoravano nelle aziende agricole dei grandi possidenti terrieri che finanziavano i lavori di ricostruzione. Occasioni di lavoro e risparmio!

CINZIA – Hai parlato di investitori illuminati… così li definirei, di utilizzo di maestranza locali e soprattutto di progettisti di qualità… è qui che si gioca la partita. Sono gli architetti gli unici tecnici che possono operare progettualmente su un intervento che in certi casi ha la connotazione di una pianificazione urbanistica.

RENATO – Sono con te! E’ necessaria una conoscenza approfondita delle morfologie dei tessuti urbani storici di quei centri, conoscere le stratificazioni succedutesi sugli impianti, avere bene in mente quello che era il carattere del centro, la sua fisionomia… prima di metter mano a una qualsiasi ipotesi progettuale. E queste cose mi pare che le abbiano studiate solo gli architetti!

CINZIA –  È da evitare assolutamente la costruzione di nuovi villaggi dormitorio scollegati dalla realtà lavorativa, dai negozi, dagli edifici di rappresentanza, le scuole, gli uffici comunali… i centri urbani sopravvivono solo se sono vivi e il lavoro si svolge all’interno di essi e si mantiene la socializzazione…

RENATO – I lavori fatti senza una pianificazione, giusto per tamponare i problemi abitativi degli sfollati con strutture precarie dai costi stratosferici già hanno dato i risultati dell’ Aquila.

CINZIA – Ecco… questa è una foto della situazione che dicevi… case costate al metro quadro come ville, che in pochi anni hanno problemi di distacco di terrazzi e cornicioni.

RENATO – Va beh … e invece a riguardo degli architetti che dovrebbero maggiormente essere coinvolti nella ricostruzione?

CINZIA – Il solito limite di noi architetti… non ci sappiamo organizzare.  Gli ingegneri e i  geometri partono perché hanno la fondazione che organizza tutto, compresa la copertura assicurativa professionale e il rimborso spese. E noi architetti  che ormai non lavoriamo più per  la troppa burocrazia le troppe normative, che impartiscono solo standard e limitano assurdamente la cultura che c’è dietro ad ogni nostro progetto… non ci sappiamo muovere rimaniamo isolati a guardare senza intervenire!

RENATO – E così però la bellezza e la buona cultura dell’Italia dei grandi  mastri del passato va in frantumi, in macerie insieme al terremoto e si sprecano occasioni per fare qualcosa di buono.

CINZIA – Senza pensare troppo in grande, viste le condizioni economiche attuali si potrebbe comunque operare almeno correttamente utilizzando metodologie e materiali adatti per promuovere interventi di ristrutturazione e nuova edificazione.

RENATO – Ce lo siamo detto…

CINZIA – Facciamo cultura almeno per la ricostruzione per la messa in sicurezza per costruire borghi autonomi belli,  e non citta dormitorio. E poi come dicevo prima ci sarebbe la prevenzione su tutto il patrimonio edilizio esistente che è a rischio sismico il 70% è tanto ed il rischio è molto…  intervenire prima e subito anche con agevolazioni a fondo perduto serve a risparmiare sulle ingenti perdite di immobili a volte di pregio e soprattutto vite umane.

RENATO – Mi viene in mente proprio un esempio di intervento di messa in sicurezza che ho visto di persona una decina di giorni fa…

CINZIA – E dove?

RENATO – Sono stato anche a San Cristobal della Laguna, nell’isola di Tenerife. Questa città è stata annoverata tra quelle considerate patrimonio dell’UNESCO. Ebbene… la cattedrale che nei secoli aveva avuto problemi di tenuta statica proprio a causa di sismi ed esecuzione non corretta, già nei primi decenni del  ‘900 venne abbattuta in modo scientifico, mantenendo comunque intatta la facciata e le torri campanarie… l’interno venne smontato e accantonato, i fianchi e la copertura ricostruiti … prima sbagliata poi ricostruita negli anni 2010 con cemento alleggerito con fibra di vetro, reti particolari… insomma adesso fuori e dentro è finita, gli altari, i pavimenti, le cappelle sono originali e pure le colonne e i pilastri e solamente le volte si riconoscono nuove ma uguali a quelle antiche, stesso disegno ma con materiale diverso.

CINZIA – Un lavoro capillare che ha dato il suo risultato, preservare tutto l’apparato decorativo in marmo che è stato smontato e rimontato, i pulpiti, le colonne, gli altari, e le pale e le tele … anche il nostro patrimonio culturale di chiese e palazzi potrebbe essere messo in sicurezza attraverso lavori di ristrutturazione preventiva …

RENATO – Se non fossero intervenuti sarebbe crollata irrimediabilmente su se stessa per  il suo stesso carico… un intervento esemplare direi!

CINZIA – Anche sugli edifici di minor conto, soprattutto con le ultime metodologie e l’uso di malte idrauliche, iniezioni di calce idraulica, tecniche nuove sulla stilatura dei giunti si potrebbe operare sulle nostre case e su strutture a rischio senza grossi problemi di cantiere preservandole, senza aspettare l’evento del crollo attraverso, la messa in sicurezza che come dicevo prima può essere fatta anche con semplici interventi.

RENATO – Tante industrie che producono materiali per edilizia si sono specializzate per proporre materiali innovativi … che poi erano quelli della tradizione antica

CINZIA – La calce idraulica che noi bioarchitetti utilizziamo normalmente in tutti i nostri interventi…

RENATO – Ci sono le metodologie, ci sono i materiali adatti, i progettisti con cultura e competenza specifica …

CINZIA – Bisogna sensibilizzare le popolazioni terremotate, stimolarle, convincerle che c’è modo di ricostruire in modo sicuro senza abbandonare le loro città… è questo anche il lavoro degli architetti! Informare e farsi portavoce di un nuovo modo di costruire e di salvaguardare nel rispetto del centro storico antico.

RENATO – Sai cosa mi viene in mente? Sarebbe interessante che la vostra associazione organizzasse una mostra anche itinerante su una struttura anche mobile… mi vengono in mente i teatrini dei pupari siciliani con i cartelli che raccontavano le storie degli eroi delle storie narrate… una mostra che presentasse i modelli di ricostruzione giusti, corretti, che sono stati realizzati anche fuori d’Italia e che hanno funzionato… far capire che ci sono alternative agli interventi-toppa, alle baracche, alle casette tirolesi che niente hanno a che vedere con la cultura del posto, al contesto…

CINZIA – si se non è una mostra possono essere dei convegni a riguardo… è qui che viene fuori la preparazione specifica dell’architetto… tu alludi al Genius Loci, all’individuazione di quell’insieme delle caratteristiche socio-culturali, architettoniche, di linguaggio, di abitudini che caratterizzano un luogo, un ambiente…  una città intera.

RENATO – Lo spirito del luogo che Nürnberg Schulz riprende dalla religione pagana romana… a quei tempi c’era attenzione e rispetto per l’ambiente, il luogo era venerato addirittura… prima di fondare le città era compito dei sacerdoti ingraziarsi gli spiriti del luogo e conoscere prima se il luogo aveva tutte le caratteristiche per poter diventare sede di insediamento umano… ma io  ho interessi che esulano dall’attività edificatoria corrente… comunque…

CINZIA – In passato anche i maestri delle cattedrali medievali erano costruttori e… mezzi religiosi o esoterici.

RENATO- L’hai detto… e pure architetti più recenti come Gaudi e lo stesso Tadao Ando hanno preso spunti dalle strutture religiose dei loro paesi… l’Architettura voglio dire non è solamente mettere su pietre o mattoni o cemento armato… prima di tutto c’è l’idea e l’ambizione di arrivare a un obiettivo… creare un luogo che soddisfi esigenze specifiche senza tralasciare il concetto di bellezza

CINZIA – con il benessere dell’uomo al centro dell’attenzione e oggi, dopo la mia esperienza nelle zone terremotate, aggiungerei anche con l’attenzione alla sicurezza dell’essere umano, la sicurezza del pianeta,  la sicurezza del luogo dove vive, la sicurezza dell’involucro dove vive …

RENATO – si possono fare piccole cose nel rispetto delle proprie aspirazioni, delle nostre convinzioni… Si può anche fare cose in economia, in modo veloce ma non è detto che debbano essere fatte male perché fatte in fretta, c’è modo e modo !

CINZIA – E’ proprio qui che dobbiamo agire come progettisti consapevoli e informati… optare per le soluzioni più indicate, anche se sono controcorrente e non condivise da chi è interessato a far lavorare male per proprio tornaconto. Abbiamo bisogno di tanti medici condotti urbani, non del grande oncologo di fama.

RENATO – Facciamo finta che non esista la speculazione edilizia e gli appalti pilotati… cosa deve fare un tecnico che vorrebbe prendere parte a quest’avventura di ricostruzione di quei centri terremotati?

CINZIA – Adesso  possono prestare il loro contributo tutti i tecnici iscritti agli ordini e collegi e non solo tecnici esperti come per  i primi sopraluoghi del primo terremoto ad Amatrice. Ora il bisogno di tecnici è triplicato e  tutti possono offrire il loro servizio di volontariato. Abbiamo bisogno di mettere insieme tutte le risorse tecniche del nostro paese, dobbiamo dare l’esempio che esiste una categoria professionale attenta e qualificata e soprattutto sensibile anche al richiamo sociale

RENATO – E cosa devono fare questi volenterosi che intendono proteggere e salvaguardare vite umane e patrimonio storico artistico?

CINZIA – prestare il loro servizio al volontariato, tutti possono! C’è il bisogno degli architetti! Andiamo volontari nelle zone terremotate e prestare la nostra professionalità per compilare i due tipi di schede, quella per i non esperti scheda fast più veloce e sintetica, oppure  quella per gli esperti come lo sono io e i miei colleghi…  scheda Aedes che vi ho già raccontato come funziona

RENATO – Si è fatto tardi… la cultura ha bisogno di essere sostenuta anche da una cena sostanziosa… io ho il vizio ancora di mangiare e tu?

CINZIA – renato ti lascio andare spero che queste nostre considerazioni siano gradite ai soci INbar e che comprendano le ragioni del nostro atteggiamento e che insieme si cerchi di assumere un ruolo per stimolare una cultura contemporanea del fare architettura con la stessa attenzione di chi ha costruito le città del nostro passato, con l’attenzione all’unicità del luogo.

 

 

Concludo condividendo quello che ha scritto Paolo Fatticcioni

“rimarrà indelebile questa nostra esperienza al servizio delle popolazioni del Sisma dell’Italia”  aggiungerei esperienza che ti regala una maggior sensibilità, saggezza e consapevolezza sulla fragilità del nostro patrimonio architettonico e la necessità di intervenire preventivamente per preservarlo.

Un grazie a tutti i Soci INBAR esperti volontari che già si sono offerti di prestare servizio nelle zone terremotate ed a tutti quelli  ancora che intendono farlo.

Cinzia Scandurra

Allegati :
Fotografie di Onna e l’Aquila 
Fotografie di Amatrice 
Fotografie Castelli e Capitigliano

 

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