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SPERIAMO CHE TUTTO NON TORNI ALLA “NORMALITA’”.

Alcune considerazioni sul post lock down – arch. Donatella Wallnofer Inbar Sezione provinciale di Milano 6-05-2020 In questi giorni in tanti stanno esprimendo il proprio pensiero in merito al cambiamento che ci sarà nell’architettura , come espressione del vivere umano, in seguito all’evento COVID-19. Inizierei col dire che la definizione dell’evento per molti è inquadrabile […]

Data:

8 Maggio 2020

Tempo di lettura:

1452 parole - 13 min

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SPERIAMO CHE TUTTO NON TORNI ALLA “NORMALITA’”.

Alcune considerazioni sul post lock down – arch. Donatella Wallnofer Inbar Sezione provinciale di Milano 6-05-2020

In questi giorni in tanti stanno esprimendo il proprio pensiero in merito al cambiamento che ci sarà nell’architettura , come espressione del vivere umano, in seguito all’evento COVID-19.

Inizierei col dire che la definizione dell’evento per molti è inquadrabile come una guerra; le guerre, soprattutto quelle mondiali alle quali ci si riferisce, fanno morti è vero, ma seminano anche distruzione e disperazione ovunque. Diversamente in questo caso il problema principale è proprio costituito dal fatto che la maggior parte della popolazione, e cioè quella non colpita direttamente dall’evento, fa fatica a capire la situazione perché non è coinvolta in prima persona  e ha pochi elementi per poterla interiorizzare.

Solo le misure politiche adottate di chiusura dei negozi, di interruzione dell’attività lavorative hanno infine connotato le città di questo stato di abbandono…. ma nella vita privata dei singoli l’evento tragico e di grande emergenza non viene percepito.

Altri sostengono che sia una “cura”, che ci stiamo curando,…. ma anche in questo caso non credo che il paragone sia calzante in quanto si può dire esattamente quanto si è detto sopra:  chi non è colpito direttamente dal virus non si sta curando, sta solo aspettando che l’emergenza passi per tornare alla vita normale.

Credo che forse la definizione più corretta sia quella di crisi; siamo incorsi in una crisi, enorme, globale, planetaria che ha connotazioni

  • sanitarie
  • economiche
  • sociali.

La crisi sanitaria È nata con l’incapacità degli apparati sanitari di far fronte alla grande emergenza concentrata nell’unità di  tempo e  di spazio. Questo problema lontano  dalla vista dei più, ha però avuto una ricaduta pesante sulla vita privata di ognuno di noi costringendoci alla “reclusione”, l’isolamento!! E allora ecco che forse per la prima volta in questo secolo l’individuo ha la possibilità di percepire come la salute pubblica in realtà possa condizionare  in maniera pesante la vita di ognuno  di noi anche se non siamo coinvolti direttamente.

Nel manuale “ benessere e sostenibiltà nel recupero edilizio” abbiamo  riportato questo concetto: la salute pubblica, i suoi costi economici e sociali sono la conseguenza di azioni politiche e scelte individuali che insieme concorrono a creare benessere o per converso situazioni problematiche. Ci sono molti studi dell’OSM e del nostro ISS che dimostrano come la salute pubblica abbia dei costi elevati causati spesso da scelte errate assolutamente evitabili.

Quindi la relazione tra salute pubblica e salute individuale è largamente studiata e non è certo una cosa nuova!

Quello che potrebbe cambiare è la percezione che di questa relazione ne ha la gente comune. La speranza è che tale percezione, possa indurre   la conseguente modificazione degli stili di vita .

La crisi economica è una conseguenza sia della forzata e  prolungata interruzione del lavoro, sia del grande costo pubblico generato dell’emergenza sanitaria.

Come usciremo da questa crisi e che tipo di cambiamenti verranno attuati nella produzione e nell’organizzazione sociale questo è difficile da dirsi in quanto entreranno in gioco moltissime variabili tra cui soprattutto quelle di tipo politico e di tipo economico. La speranza è che questa tragedia globale faccia ripensare completamente al sistema di vita e di sviluppo e di organizzazione, che va dalla produzione alimentare allo sviluppo urbanistico passando per la produzione industriale. La razionalità invece ci porta a supporre che politici e potenti opereranno le solite scelte più mosse da macro interessi che poco hanno a che fare con il bene comune.

Una cosa è certa però, che esiste un’autonomia in merito alle scelte personali,  cioè il come le persone singole agiscono disponendo del loro capitale e quindi che tipo di acquisti e di investimenti vanno a fare. Queste scelte sono strettamente legate agli stili di vita.

Allora forse, se alla fine di questo isolamento ognuno di noi ripensasse ai propri stili di vita e non tornasse a quella che era la normalità, cioè quel modo di vivere e di investire il proprio denaro e il proprio tempo che ci ha portato in questa crisi, allora forse potremmo sperare in un vero cambiamento.

E importare riportare l’attenzione sugli stili di vita in quanto gli stili di vita sono quelli che determinano le nostre azioni. E’ inutile parlare di salubrità degli ambienti di lavoro, degli ambienti domestici degli ambienti  scolastici se non si parla degli stili di vita correlati che devono essere “sani” e pertanto richiedere ambienti conformi:  se sono vegetariano compro verdure e non carne! Se non ho degli stili di vita sani difficilmete riterrò un valore e una priorità vivere in   ambienti salubri

Infine la crisi sociale è conseguente della messa in discussione di un modello di sviluppo. Bisognerebbe attivare delle valutazioni profonde  sull’organizzazione sociale contemporanea, sulla produzione agricola e zootecnica intensiva, sull’industria chimica, sullo sfruttamento delle risorse naturali.

In realtà molti studi su questi temi sono già avviati da tempo, le informazioni, i dati e le ricerche sono disponibili ma fino ad oggi abbastanza ignorate e non attivate dalle politiche economiche e sociali.  Come per il coronavirus! I dati c’erano già da anni ma nessuna politica è stata attivata per prevenire e impedire eventi di questo tipo e di questa portata. Anche nel manuale Benessere e sostenibilità nel recupero edilizio abbiamo toccato moltissimi di questi temi in chiave proprio di relazione tra salute stili e ambienti di vita.

La domanda vera quindi è non cosa dobbiamo fare ma   SE lo vogliamo fare! Se la popolazione veramente alla fine di questa crisi chiederà con forza un cambiamento importante e sarà disposta a farlo in prima persona.

Se la parte politica veramente vorrà ascoltare quel mondo scientifico che già da anni sostiene che la questione  ecologica esiste ed è connessa strettamente a quella sanitaria, che  la produzione intensiva è dannosa; che esistono materiali e processi naturali che possono risolvere molti problemi e la loro produzione deve essere supportata ed incentivata; che i materiali chimici devono essere prodotti con un minor impatto; che i materiali per le costruzioni e i materiali per le finiture devono avere le caratteristiche volte a garantire la salute pubblica e a ridurre al minimo l’impatto dell’inevitabile produzione industriale sul benessere e sulla speranza di vita delle persone; che le aziende devono farsi carico del costo ecologico della propria produzione per avere un reale parametro per tutti senza scaricare il costo ecologico e sanitario della propria produzione sulla società. Che la riorganizzazione del tempo e l’innovazione dei processi può dare risultati formidabili senza richiedere lo stravolgimento del sistema.

Nel nostro campo, i Criteri minimi ambientali sono un primo passo verso la normalizzazione di un argomento estremamente complesso. Tecnicamente è scientificamente molto è stato fatto, molto sappiamo è molto è ancora da fare. Da un punto di vista applicativo siamo ancora al via….

La difficoltà nel realizzare quanto a livello teorico già si sa dipende molto anche dal fatto che la gente ancora oggi non riconosce questo tema come primario, di proprio interesse. Inoltre i costi relativi alle scelte di materiali meno inquinanti, più performanti ad oggi ricade ancora sul privato.

Io sono profondamente convinta che il cambiamento può arrivare soltanto tramite la consapevolezza della popolazione. Quando la gente si orienterà verso acquisti dettati da stili di vita che siano volti al mantenimento della salute, allora potremmo pianificare un cambiamento reale!!

Siamo italiani, mi piace sempre concludere con un parallelismo a noi caro semplice da capire. Quello tra cibo ed architettura.

Sappiamo tutti che è importante mangiare alimenti equilibrati e di buona qualità in pochi attribuiscono lo stesso valore alla scelta dei materiali e delle tecniche che vanno a comporre la propria casa. Poniamo massima attenzione nella scelta degli alimenti che vanno a creare il nostro pranzo di Natale che avviene una sola volta all’anno, così dobbiamo imparare a dedicare il tempo necessario a scegliere i materiali e le tecnologie che compongono gli ambienti che ci accolgono per più del 70% del nostro tempo. Se vogliamo il cambiamento dobbiamo capire che dipende da noi singoli e pagarne il prezzo: l’impegno! 

Donatella-Wallnöfer
Health & Wellbeing Architecture

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Ultimo aggiornamento

8 Maggio 2020 11:39