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Ambiente. Rete Natura 2000: ZPS e ZSC a Messina: Istituto Nazionale di Bioarchitettura fa chiarezza

Natura 2000, la rete di aree individuate dall’Unione Europea per la conservazione della diversità biologica e localizzate nel territorio dell’Unione: Uso improprio del principio di precauzione e di criteri urbanistici su ZSC e ZPS. I vertici di INBAR rilevano le criticità Messina, 1 ottobre 2020 – L’applicazione della normativa europea in materia ambientale in Italia ha […]

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3 Ottobre 2020

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Ambiente. Rete Natura 2000: ZPS e ZSC a Messina: Istituto Nazionale di Bioarchitettura fa chiarezza

Natura 2000, la rete di aree individuate dall’Unione Europea per la conservazione della diversità biologica e localizzate nel territorio dell’Unione: Uso improprio del principio di precauzione e di criteri urbanistici su ZSC e ZPS. I vertici di INBAR rilevano le criticità

Messina, 1 ottobre 2020 – L’applicazione della normativa europea in materia ambientale in Italia ha dato vita a una serie di norme molto stringenti. Nel territorio del Comune di Messina, in particolare, esistono tre siti di Rete Natura 2000: una ZPS e due ZSC. Per tali aree è stato redatto un unico Piano di Gestione “Monti Peloritani”.

Sulla scorta di un confuso panorama normativo, l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura, tramite il suo Presidente Anna Carulli, e l’IRSSAT, il Vice Presidente della Consulta Ambiente Rosanna Costa e il componente del Comitato Scientifico Vincenzo Piccione, in una nota articolata, sostengono che, per dirimere la corretta identificazione degli habitat, occorrono figure professionali con competenze specialistiche geobotaniche. Per il “caso Messina” non esistono in atto altre modalità di valutazione della significatività delle incidenze sugli habitat. La divisione in 18 siti (compreso il sito Q) è destituita da ogni fondamento scientifico. È un mero esercizio di divisione arbitraria (comunque non su base naturalistica) del territorio. Inoltre, non può essere invocato il Principio di Precauzione perchè nei tre siti è quasi impossibile soddisfare gli 11 principi della norma.

LEGGI L’ARTICOLO INTEGRALE su Italiapress.it

(Intervento dell’Ing. Franco Cancellieri)

La strategia dell’UE per la biodiversità aiuterà anche ad avviare la ripresa economica dell’Europa dopo COVID-19.

Lo scorso dicembre, la Commissione europea ha lanciato il suo ambizioso Patto Verde Europeo. Il Patto traccia una nuova strategia di crescita inclusiva e sostenibile al fine di rafforzare l’economia europea, migliorare la salute e la qualità della vita delle persone e trasformare l’Europa nel primo continente neutro dal punto di vista climatico entro il 2050. Cinque mesi dopo, a maggio, la Commissione europea ha pubblicato la sua nuova strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030. È parte integrante del Patto Verde europeo (European Green Deal) e, insieme alla Strategia dal produttore al consumatore (Farm to Fork Strategy) annunciata lo stesso giorno, mira a riportare la natura nelle nostre vite. Le due nuove strategie definiscono un pacchetto completo di azioni e impegni a livello dell’UE per riportare la biodiversità in Europa sulla strada del recupero entro il 2030 insieme alla transizione verso un sistema alimentare più sostenibile.Il periodo non potrebbe essere più calzante. La recente pandemia di COVID-19 ha illustrato quanto sia intricato il legame tra la nostra salute e quella del nostro ambiente naturale. È più chiaro che mai che proteggere e ripristinare la biodiversità in Europa è essenziale per rafforzare la nostra capacità di resistenza a future pandemie. La strategia dell’UE sulla biodiversità contribuirà anche a dare il via alla ripresa economica dell’Europa dopo COVID-19. Investire in modo significativo nel ripristino della natura e nelle soluzioni basate sulla natura creerà nuovi posti di lavoro e offrirà nuove opportunità commerciali per molti settori dell’economia. Pochi dubitano oggi che il ripristino della biodiversità rappresenti un’opportunità economica. Il World Economic Forum ha recentemente affermato che la perdita di biodiversità e il collasso degli ecosistemi sono tra le maggiori minacce per l’umanità nel prossimo decennio, minacciando le basi stesse della nostra economia. Secondo la stima del Forum dal 1997 al 2011 il mondo ha già perso annualmente tra € 3,5 – 18,5 trilioni in servizi ecosistemici a causa del solo cambiamento della copertura del suolo. Il ripristino e la protezione della natura é un sostegno vitale nella lotta ai cambiamenti climatici. Molti dei problemi del clima e della biodiversità sono intrinsecamente collegati. Come lo sono anche le soluzioni.Per far fronte a tutte queste problematiche, la nuova Strategia sulla biodiversità si pone come obiettivo principale quello di garantire che “entro il 2050 tutti gli ecosistemi del mondo siano ripristinati, resilienti e adeguatamente protetti”, in linea con l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. I quattro pilastri principali della nuova strategia dell’UE sulla biodiversità sono proteggere la naturaripristinare la naturapermettere un cambiamento trasformativo e impostare un’ambiziosa agenda globale.(fonte Natura 2000 newsletter)

Detto quanto sopra è necessario che anche nella Città dello Stretto si mettano in atto i quattro pilastri della nuova strategia UE sulla Biodiversità e ben vengano gli articoli di approfondimento come quello proposto dall’INBAR grazie al Presidente Anna Carulli in pubblicazione in questi giorni!

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6 Ottobre 2020 13:09