Arch. Piero Luigi Carcerano Presidente Commissione Editoria dell’Istituto Nazionale di Bioarchitettura
L’Arch. Piero Luigi Carcerano presenta a Shenzhen un nuovo concept di mobilità tra architettura, tecnologia e città
di Claudio Pasqua
Habitat // Motion. Quando architettura, tecnologia e automobile cessano di essere discipline separate.
Per lungo tempo abbiamo separato ciò che in realtà non è mai stato davvero distinto.
Da una parte l’architettura, come spazio stabile, luogo della permanenza, costruzione lenta del rapporto tra corpo e ambiente.
Dall’altra l’automobile, come oggetto tecnico, dispositivo di attraversamento, macchina del tempo compresso.
Due mondi paralleli. Due grammatiche diverse. Due culture che raramente si sono parlate.
Eppure, è proprio in questa frattura che oggi si apre una possibilità.
LYRA – Habitat // Motion, progetto dell’Arch. Piero Luigi Carcerano, si colloca su questa linea di tensione. Non come sintesi, ma come campo di convergenza tra spazio, tecnologia e città.
Il lavoro si sviluppa anche attraverso il contributo e il confronto con l’architetto Guido Bottazzo, in un dialogo progettuale che attraversa discipline e scale diverse.
Negli ultimi anni, l’esperienza progettuale di Carcerano nel campo dell’automotive – sviluppata attraverso numerosi concept presentati nei principali saloni internazionali – non si è mai interrotta, ma ha continuato a intrecciarsi con la ricerca architettonica. I due ambiti hanno operato come sistemi paralleli, destinati a incontrarsi in una trasformazione più ampia.
LYRA rappresenta questo punto di intersezione.
Il veicolo viene qui assunto non come oggetto, ma come ecosistema mobile: una piattaforma capace di scambiare energia, dati e servizi con l’ambiente, integrandosi con infrastrutture urbane e sistemi intelligenti.
Questa condizione è resa possibile da una stratificazione tecnologica che agisce a più livelli: sistemi di percezione e sensing, interfacce cognitive basate su intelligenza artificiale, connessioni con l’ambiente urbano (V2X), integrazione con le reti energetiche e modelli di scambio vehicle-to-grid.
Ma la tecnologia, in LYRA, non è mai esibita.
È una struttura invisibile che rende possibile una nuova qualità dello spazio.
Quando la guida smette di essere il centro del progetto, lo spazio cambia statuto.
Non è più organizzato attorno al controllo, ma attorno al corpo. Non più alla prestazione, ma alla percezione.
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